CONSIGLIO DIRETTIVO


Mario Casagrande
PRESIDENTE

Casagrande Mario

Sentieristica

Macor Luigi
VICE PRESIDENTE

Macor Luigi

Tesseramento

Corsi avvicinamento alla montagna

Vuerich Gabriele
SEGRETARIO

Vuerich Gabriele

Escursioni

Fortin Luciano
CONSIGLIERE

Fortin Luciano

Tesoriere/Economo

Di Biasio Rita
CONSIGLIERE

Di Biasio Rita

Relazioni con A.S.C.A.

Pittino Michele
CONSIGLIERE

Pittino Michele

Sentieristica



COLLEGIO DEI REVISORI


Colautti Giampiero
PRESIDENTE REVISORI

Colautti Giampiero

Vuerich Mario
REVISORE DEI CONTI

Vuerich Mario




Campagna di tesseramento 2023



Per il rinnovo, vi aspettiamo, presso la nostra sede, tutti i sabati dalle ore 17 alle ore 19; dal 14 gennaio fino al 25 marzo.

I costi della quota associativa per il 2023 rimangono invariati e precisamente:

  • soci ordinari: 45€
  • soci familiari ed ordinari juniores(18/25 anni): 25€
  • soci giovani: 15€
  • soci ordinari: 45€

Ulteriori costi opzionali:

  • attivazione dell'abbonamento alla rivista "Alpi Venete": 5€ solo fino al 25 marzo 2023 (come lo scorso anno attivabile su espressa richiesta dell'interessato)
  • Integrazione per aumento massimali assicurativi: 5€.
Il tesseramento può essere rinnovato anche tramite bonifico bancario sul nostro conto corrente: IBAN ""IT72A0623064100000015033369"" - causale - rinnovo iscrizione CAI 2023 con nominativo/i del tesserato/i


Dal mese di aprile sarà possibile iscriversi soltanto previo versamento della quota associativa tramite bonifico bancario sul nostro conto corrente : IBAN ""IT72A0623064100000015033369 "" - causale - rinnovo iscrizione CAI 2023 con nominativo/i del tesserato/i. Provvederemo, in quest'ultimo caso, a spedirvi bollino e documentazione.
per iscrizioni nuovi soci 2023 scaricare e compilare i seguenti file: (salvare il file con Adobe Reader)

  1. Modulo iscrizione socio ordinario
  2. Modulo iscrizione socio familiare
  3. Modulo iscrizione nuovo socio minorenne
ulteriore modulista per l'iscrizione la potete trovare sul sito del CAI Nazionale a questo link).
le polizze assicurative del CAI e la relativa modulistica invece, sono visionabili e scaricabili a questo link).

STATUTO DELLA SEZIONE DI PONTEBBA del CLUB ALPINO ITALIANO

Associazione di Promozione Sociale


Art. 1
(Denominazione, sede e durata)

È costituita fra i presenti, ai sensi del Codice civile e del Decreto Legislativo 3 luglio 2017, n. 117, l’associazione non riconosciuta avente la seguente denominazione:
“Club Alpino Italiano Sezione di Pontebba APS”, da ora in avanti denominata “associazione” o “sezione”, con sede legale nel Comune di Pontebba e con durata illimitata.
La sezione è struttura territoriale del Club Alpino Italiano, di cui fa parte a tutti gli effetti. È soggetto di diritto privato, dotato di proprio ordinamento che le assicura una autonomia organizzativa, funzionale e patrimoniale. Si rapporta al Comitato Direttivo Regionale, Friuli Venezia Giulia del Club Alpino Italiano.
L’eventuale successivo cambio di sede non comporterà variazione dello statuto ma dovrà essere votata dall’assemblea dei soci con il quorum previsto per le modifiche statutarie.

Art. 2
(Scopo, finalità e attività)

L'associazione non ha scopo di lucro e persegue finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale, avvalendosi in modo prevalente dell’attività di volontariato dei propri associati, mediante lo svolgimento in favore dei propri associati, di loro familiari o di terzi di una o più delle seguenti attività di interesse generale:
F) interventi di tutela e valorizzazione del patrimonio culturale e del paesaggio, ai sensi del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, e successive modificazioni;
I) organizzazione e gestione di attività culturali, artistiche o ricreative di interesse sociale, incluse attività, anche editoriali, di promozione e diffusione della cultura e della pratica del volontariato e delle attività di interesse generale;
E) interventi e servizi finalizzati alla salvaguardia e al miglioramento delle condizioni dell'ambiente e all'utilizzazione accorta e razionale delle risorse naturali.

L’associazione intende concretare la/le attività di interesse generale sopra riportate, attraverso le seguenti azioni:

  1. alla realizzazione, alla manutenzione, ed alla gestione di rifugi e bivacchi;
  2. al tracciamento, alla realizzazione e alla manutenzione dei sentieri, delle opere alpine, e delle attrezzature alpinistiche, anche in collaborazione con le sezioni consorelle competenti;
  3. alla diffusione della frequentazione della montagna e alla organizzazione di iniziative ed attività̀ alpinistiche, escursionistiche, sci escursionistiche, scialpinistiche, speleologiche, naturalistiche, dell’alpinismo giovanile e di quelle ad esse propedeutiche;
  4. alla indizione e programmazione, in accordo con le apposite scuole competenti in materia, o alla organizzazione ed alla gestione di corsi di addestramento per le attività̀ alpinistiche, escursionistiche, sci escursionistiche, scialpinistiche, speleologiche, naturalistiche, dell’alpinismo giovanile e di quelle ad esse propedeutiche;
  5. alla formazione di soci e non soci, in collaborazione con i titolati e le varie scuole del CAI, per lo svolgimento delle attività di cui alle lettere c) e d);
  6. alla promozione, anche in collaborazione con Enti e Associazioni locali, di attività̀ scientifiche, culturali, artistiche e didattiche per la diffusione della conoscenza di ogni aspetto della montagna;
  7. alla promozione di ogni iniziativa idonea alla tutela ed alla valorizzazione dell’ambiente montano;
  8. alla organizzazione, anche in eventuale collaborazione con le altre Sezioni, di idonee iniziative tecniche per la vigilanza e la prevenzione degli infortuni nello svolgimento di attività̀ alpinistiche, escursionistiche, sci escursionistiche, scialpinistiche, speleologiche, naturalistiche, dell’alpinismo giovanile, nonché́ a collaborare con il C.N.S.A.S. al Soccorso di persone in stato di pericolo ed al recupero di vittime;

L’associazione non dispone limitazioni con riferimento alle condizioni economiche e discriminazioni di qualsiasi natura in relazione all’ammissione degli associati e non prevede il diritto di trasferimento, a qualsiasi titolo, della quota associativa.
L’associazione può esercitare, a norma dell’art. 6 del Codice del terzo settore, attività diverse da quelle di interesse generale, secondarie e strumentali rispetto a queste ultime, secondo criteri e limiti che saranno definiti con apposito Decreto ministeriale.
L’associazione può esercitare anche attività di raccolta fondi - attraverso la richiesta a terzi di donazioni, lasciti e contributi di natura non corrispettiva - al fine di finanziare le proprie attività di interesse generale e nel rispetto dei principi di verità, trasparenza e correttezza nei rapporti con i sostenitori e con il pubblico.

Art. 3
(Ammissione e numero degli associati)

Il numero degli associati è illimitato ma, in ogni caso, non può essere inferiore al minimo stabilito dalla Legge.
Possono aderire all’associazione le persone fisiche, altri Enti del Terzo Settore o no-profit che condividono le finalità della stessa e che partecipano alle attività dell’associazione con la loro opera, con le loro competenze e conoscenze. In ogni caso il numero degli Enti del Terzo settore o no-profit non potrà mai essere superiore al 50% delle associazioni di promozione sociale iscritte.
Chi intende essere ammesso come associato dovrà presentare al Consiglio Direttivo di seguito denominato C.D. una domanda scritta che dovrà contenere:

  • l'indicazione del nome, cognome, residenza, data e luogo di nascita, codice fiscale nonché recapiti telefonici e indirizzo di posta elettronica;
  • la dichiarazione di conoscere ed accettare integralmente il presente Statuto, gli eventuali regolamenti e di attenersi alle deliberazioni legalmente adottate dagli organi associativi;

Il C.D. delibera sulla domanda secondo criteri non discriminatori, coerenti con le finalità perseguite e le attività di interesse generale svolte.
La deliberazione di ammissione deve essere comunicata all'interessato e annotata, a cura del C.D. nel libro degli associati.
Il C.D. deve, entro 60 giorni, motivare la deliberazione di rigetto della domanda di ammissione e comunicarla agli interessati.
Qualora la domanda di ammissione non sia accolta dal C.D., chi l'ha proposta può entro 60 giorni dalla comunicazione della deliberazione di rigetto, chiedere che sull'istanza si pronunci l'Assemblea, che delibera sulle domande non accolte, se non appositamente convocati, in occasione della loro successiva convocazione.
Lo status di associato ha carattere permanente e può venire meno solo nei casi previsti dall’art. 5. Non sono pertanto ammesse adesioni che violino tale principio, introducendo criteri di ammissione strumentalmente limitativi di diritti o a termine.
Sono previste unicamente le categorie di Soci contemplate dallo Statuto del Club Alpino Italiano.
Partecipano alla attività̀ della Sezione con gli stessi diritti dei Soci ordinari i Soci CAI appartenenti alle Sezioni nazionali che versano la quota associativa sezionale fissata dall’Assemblea.
Il Socio della Sezione (persona fisica) che abbia acquisito particolari meriti alpinistici o benemerenze nell’attività̀ Sociale può̀ essere iscritto, anche alla memoria, in un albo d’onore della Sezione stessa.
I soci devono mantenere un comportamento ispirato ad una corretta e civile convivenza. i soci, nello svolgimento dell’attività sociale, devono valutare che le loro capacità siano all’altezza dell’impegno e delle difficoltà prevedibili, gestendo ed attenuando i relativi rischi ed accettando quelli residui.

Art. 4
(Diritti e obblighi degli associati)

Gli associati hanno il diritto di:

  • eleggere gli organi associativi e di essere eletti negli stessi;
  • essere informati sulle attività dell’associazione e controllarne l’andamento;
  • frequentare i locali dell’associazione;
  • partecipare a tutte le iniziative e manifestazioni promosse dall’associazione;
  • concorrere all’elaborazione ed approvare il programma di attività;
  • essere rimborsati dalle spese effettivamente sostenute e documentate;
  • prendere atto dell’ordine del giorno delle assemblee, prendere visione dei bilanci e consultare i libri associativi;

Gli associati hanno l’obbligo di:

  • rispettare il presente Statuto e gli eventuali Regolamenti interni;
  • svolgere la propria attività verso gli altri in modo personale, spontaneo e gratuito, senza fini di lucro, anche indiretto;
  • versare la quota associativa secondo l’importo, le modalità di versamento e i termini annualmente stabiliti dall’Assemblea;

Art. 5
(Perdita della qualifica di associato)

La qualifica di associato si perde per morte, recesso o esclusione.
L’associato che contravviene gravemente agli obblighi del presente Statuto, negli eventuali Regolamenti interni e nelle deliberazioni degli organi associativi, oppure arreca danni materiali o morali di una certa gravità all’associazione, può essere escluso dall’associazione mediante deliberazione del Consiglio Direttivo con voto segreto e dopo aver ascoltato le giustificazioni dell’interessato. Il provvedimento di esclusione adottato dal Consiglio Direttivo sarà obbligatoriamente comunicato al Consiglio Direttivo Centrale (CDC), che provvede alla eventuale ratifica previa convocazione e ascolto delle parti. Nel caso non ritenga di confermare il provvedimento, il CDC restituisce il procedimento al Consiglio Direttivo della Sezione per l’eventuale applicazione di una sanzione meno afflittiva. La deliberazione di esclusione dovrà essere comunicata adeguatamente all’associato che potrà presentare le proprie controdeduzioni.
Il Consiglio Direttivo può adottare, inoltre, i provvedimenti previsti dal Regolamento disciplinare nazionale nei confronti dell’associato che tenga un contegno non conforme ai principi informatori del Club Alpino Italiano ed alle regole della corretta ed educata convivenza. L’associato può sempre recedere dall’associazione.
Chi intende recedere dall’associazione deve comunicare in forma scritta la sua decisione al C.D., il quale dovrà adottare una apposita deliberazione da comunicare adeguatamente all’associato.
La dichiarazione di recesso ha effetto con lo scadere dell’anno in corso, purché sia fatta almeno 3 mesi prima.
I diritti di partecipazione all’associazione non sono trasferibili.
Le somme versate a titolo di quota associativa non sono rimborsabili, rivalutabili e trasmissibili.
Gli associati che comunque abbiano cessato di appartenere all’associazione non hanno alcun diritto sul patrimonio della stessa.

Art. 6
(Organi)

Sono organi dell’associazione:

  • l’Organo di amministrazione (Consiglio Direttivo);
  • il Presidente;
  • L’Organo di Controllo;
  • Collegio dei Revisori dei Conti.

Art. 7
(Assemblea)

L’Assemblea dei Soci è l’organo sovrano dell’associazione; le sue deliberazioni vincolano anche gli assenti o i dissenzienti; essa è costituita da tutti i Soci ordinari, familiari nonché i Soci giovani che esprimono il diritto di voto tramite gli esercenti la responsabilità genitoriale sugli stessi; Il riconoscimento del diritto di voto per i soci minorenni esercitato dai titolari della potestà genitoriale deve considerarsi disposizione in vigore dal momento in cui il CAI provvederà a modificare in termini conformi l’art. 9 del suo Statuto.
Ciascun associato può farsi rappresentare in Assemblea da un altro associato mediante delega scritta, anche in calce all’avviso di convocazione. Ciascun associato può rappresentare sino ad un massimo di 3 associati.
Si applicano i co. 4 e 5, art. 2372 del Codice civile, in quanto compatibili.
La convocazione dell’Assemblea avviene mediante comunicazione scritta, contenente il luogo o in videoconferenza, la data e l’ora di prima e seconda convocazione e l’ordine del giorno, spedita almeno 15 giorni prima della data fissata per l’Assemblea all’indirizzo risultante dal libro degli associati.
L’Assemblea si riunisce almeno una volta l’anno per l’approvazione del bilancio di esercizio.
L’Assemblea deve essere inoltre convocata quando se ne ravvisa la necessità o quando ne è fatta richiesta motivata da almeno un decimo degli associati.
L’Assemblea ha le seguenti competenze inderogabili:

  • nomina e revoca i componenti degli organi associativi e, se previsto, il soggetto incaricato della revisione legale dei conti;
  • approva il bilancio di esercizio;
  • delibera sulla responsabilità dei componenti degli organi associativi, ai sensi dell’art. 28 del D. Lgs. 117/2017, e promuove azione di responsabilità nei loro confronti;
  • delibera, con la maggioranza qualificata, sulle modificazioni dello Statuto;
  • approva l’eventuale regolamento dei lavori assembleari;
  • delibera, con la maggioranza qualificata, lo scioglimento (ex Art. 21 c. 3 del C. C.), la trasformazione, la fusione o la scissione dell’associazione;
  • delibera sugli altri oggetti attribuiti dalla Legge, dall’Atto costitutivo o dallo Statuto alla sua competenza.
L’Assemblea è validamente costituita in prima convocazione con la presenza della metà più uno degli associati presenti, in proprio o per delega, e in seconda convocazione qualunque sia il numero degli associati presenti, in proprio o per delega.
L’Assemblea delibera a maggioranza di voti. Nelle deliberazioni di approvazione del bilancio e in quelle che riguardano la loro responsabilità, gli amministratori non hanno voto.
Per modificare lo Statuto occorre la presenza della metà più uno degli associati presenti, in proprio o per delega e il voto favorevole della maggioranza.
Per deliberare lo scioglimento dell’associazione e la devoluzione del patrimonio occorre il voto favorevole di almeno ¾ degli associati.

Art. 8
(Consiglio Direttivo – C.D.)

Il C.D. opera in attuazione delle volontà e degli indirizzi generali dell’Assemblea alla quale risponde direttamente e dalla quale può essere, per gravi motivi, revocato con motivazione.
Rientra nella sfera di competenza del C.D. tutto quanto non sia per Legge o per Statuto di pertinenza esclusiva dell’Assemblea o di altri organi associativi.
In particolare, e tra gli altri, sono compiti di questo organo:

  • eseguire le deliberazioni dell’Assemblea;
  • elegge, tra i suoi membri, il Vice-Presidente, Il Segretario ed il Tesoriere dell’associazione;
  • formulare i programmi di attività associativa sulla base delle linee approvate dall’Assemblea;
  • predisporre il Bilancio di esercizio e l’eventuale Bilancio sociale;
  • predisporre tutti gli elementi utili all’Assemblea per la previsione e la programmazione economica dell’esercizio;
  • deliberare l’ammissione degli associati;
  • deliberare le azioni disciplinari nei confronti degli associati;
  • deliberare l’eventuale esclusione di associati;
  • stipulare tutti gli atti e contratti inerenti le attività associative; - curare la gestione di tutti i beni mobili e immobili di proprietà dell’associazione o ad essa affidati.
Il C.D. è formato da un numero di componenti, compreso di 7, nominati dall’Assemblea per la durata di 3 anni e sono rieleggibili per più mandati / il Presidente può essere rieletto solo una volta. La maggioranza degli amministratori sono scelti tra le persone fisiche associate ovvero indicate dagli enti associati: si applica l'art. 2382 Codice civile riguardo alle cause di ineleggibilità e di decadenza.
L’Organo di amministrazione è validamente costituito quando è presente la maggioranza dei componenti. Le deliberazioni dell’Organo di amministrazione sono assunte a maggioranza dei presenti.
Gli amministratori, entro 30 giorni dalla notizia della loro nomina, devono chiederne l'iscrizione nel Registro unico nazionale del terzo settore indicando, oltre alle informazioni previste nel co. 6, art. 26 del Codice del terzo settore, a quali di essi è attribuita la rappresentanza dell'associazione e precisando se disgiuntamente o congiuntamente.
Il potere di rappresentanza attribuito agli amministratori è generale, pertanto le limitazioni di tale potere non sono opponibili ai terzi se non sono iscritte nel suddetto Registro o se non si prova che i terzi ne erano a conoscenza.

Art. 9
(Presidente)

Il Presidente rappresenta legalmente l’associazione - nei rapporti interni ed in quelli esterni, nei confronti di terzi ed in giudizio - e compie tutti gli atti che la impegnano verso l’esterno.
Il Presidente è eletto dall’Assemblea tra i propri componenti a maggioranza dei presenti.
Il Presidente dura in carica quanto il C.D. e cessa per scadenza del mandato, per dimissioni volontarie o per eventuale revoca, per gravi motivi, decisa dall’Assemblea, con la maggioranza dei presenti.
Almeno un mese prima della scadenza del mandato del C.D., il Presidente convoca l’Assemblea per la nomina del nuovo Presidente.
Il Presidente convoca e presiede l’Assemblea e il C.D., svolge l’ordinaria amministrazione sulla base delle direttive di tali organi, riferendo a quest’ultimo in merito all’attività compiuta.
Il Vice Presidente, eletto in seno al Consiglio Direttivo nella sua prima riunione, sostituisce il Presidente in ogni sua attribuzione ogniqualvolta questi sia impossibilitato nell’esercizio delle sue funzioni.

Art. 10
(COLLEGIO DEI REVISORI DEI CONTI E ORGANO DI CONTROLLO)

Il Collegio dei Revisori dei Conti è l’organo di controllo contabile e amministrativo della gestione finanziaria, economica e patrimoniale della Sezione. È costituito da almeno tre componenti, Soci ordinari con anzianità̀ di iscrizione alla Sezione non inferiore a due anni sociali completi. Durano in carica 3 anni e sono rieleggibili.
Il Collegio dei Revisori dei Conti elegge il presidente tra i propri componenti effettivi, che ha il compito di convocare e presiedere le sedute del collegio: i componenti del Collegio intervengono alle riunioni del Consiglio Direttivo sezionale, senza diritto di voto ed assistono alle sedute dell’Assemblea dei Soci.
È compito dei Revisori dei conti:

  1. l’esame del conto economico, del bilancio consuntivo e del bilancio previsionale della Sezione, predisponendo apposita relazione da presentare all’assemblea dei Soci;
  2. il controllo collegiale od individuale degli atti contabili della Sezione o della sottosezione;
  3. la convocazione dell’assemblea dei Soci nel caso di riscontro di gravi irregolarità̀ contabili o amministrative o di impossibilità di funzionamento del Consiglio Direttivo.
L'Organo di controllo, costituito in presenza dei previsti requisiti, esercita le funzioni ad esso attribuitegli dalla legge.
L’Organo di controllo vigila sull’osservanza della legge e dello statuto, e sul rispetto dei principi di corretta amministrazione, nonché sull’adeguatezza dell’assetto organizzativo, amministrativo e contabile e sul suo concreto funzionamento. Esso esercita, inoltre, al superamento dei limiti di cui all’art. 31, comma 1, del D.lgs. 117/17 e s.m.i. (Codice del Terzo Settore) la revisione legale dei conti.
In tal caso esso è composto da revisori legali iscritti nell’apposito registro. L’Organo di controllo esercita, inoltre, compiti di monitoraggio dell’osservanza delle finalità statutarie, ed attesta che il bilancio sociale sia stato redatto in conformità alle norme di legge. Il bilancio sociale dà atto degli esiti del monitoraggio svolto dall’organo di controllo. I componenti dell’organo di controllo possono in qualsiasi momento, anche individualmente, procedere ad atti di ispezione e di controllo e a tal fine possono chiedere agli amministratori notizie sull’andamento delle operazioni sociali.
Se collegiale, si compone di tre membri effettivi e due supplenti, soci o non soci, di cui almeno uno in possesso del requisito professionale di iscrizione nel Registro dei Revisori Legali, eletti dall’Assemblea dei Soci. Durano in carica tre anni e sono rieleggibili.
L’Organo di controllo elegge il Presidente scegliendolo fra quelli, tra i propri componenti effettivi, che siano in possesso del requisito professionale di iscrizione nel Registro dei Revisori Legali. Esso ha il compito di convocare e presiedere le sedute del Collegio.
I membri effettivi assistono alle riunioni del Consiglio Direttivo ed alle Assemblee dei Soci.
L’Organo di controllo deve riunirsi almeno ogni tre mesi, verbalizzando l’oggetto delle riunioni.
È compito dell’Organo di controllo:
  1. l’esame del conto economico, del bilancio consuntivo e del conto economico di previsione della Sezione, predisponendo apposita relazione da presentare all’Assemblea dei Soci;
  2. il controllo collegiale od individuale degli atti contabili ed amministrativi della Sezione;
  3. la vigilanza sul rispetto dello Statuto e dell'eventuale Regolamento;
  4. la convocazione dell’Assemblea dei Soci, nel caso di riscontro di gravi irregolarità contabili e amministrative o di impossibilità di funzionamento del Consiglio direttivo.

Art. 11
(Patrimonio)

Il patrimonio dell’associazione – comprensivo di eventuali ricavi, rendite, proventi ed altre entrate comunque denominate – è utilizzato per lo svolgimento delle attività statutarie ai fini dell’esclusivo perseguimento delle finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale.

Art. 12
(Divieto di distribuzione degli utili)

L’associazione ha il divieto di distribuire, anche in modo indiretto, utili ed avanzi di gestione, fondi e riserve comunque denominate, ai propri associati, lavoratori e collaboratori, amministratori ed altri componenti degli organi associativi, anche nel caso di recesso o di ogni altra ipotesi di scioglimento individuale del rapporto associativo.

Art. 13
(Risorse economiche)

L’associazione può trarre le risorse economiche, necessarie al suo funzionamento e allo svolgimento della propria attività, da fonti diverse, quali: quote associative, contributi pubblici e privati, donazioni e lasciti testamentari, rendite patrimoniali, proventi da attività di raccolta fondi nonché dalle attività diverse da quelle di interesse generale, di cui all’art. 6 del Codice del Terzo settore.

Art. 14
(Bilancio di esercizio)

L’associazione deve redigere il bilancio di esercizio annuale e con decorrenza dal primo gennaio di ogni anno.
Esso è predisposto dal C.D., viene approvato dalla Assemblea entro 4 mesi dalla chiusura dell’esercizio cui si riferisce il bilancio e depositato presso il Registro unico nazionale del terzo settore.

Art. 15
(Libri)

L’associazione deve tenere i seguenti libri:

  • libro degli associati (anche solo telematico), tenuto in archivio a cura del C.D.
  • registro dei volontari (con almeno una copia cartacea), che svolgono la loro attività in modo non occasionale;
  • libro delle adunanze e delle deliberazioni dell’Assemblea, in cui devono essere trascritti anche i verbali redatti per atto pubblico, tenuto a cura del C.D.;
  • libro delle adunanze e delle deliberazioni dell'Organo di amministrazione, tenuto a cura dello stesso C.D.;
Gli associati hanno diritto di esaminare i suddetti libri associativi secondo le seguenti modalità: presa di visione diretta presso la sede dell’Associazione.

Art. 16
(Volontari)

I volontari sono persone che per loro libera scelta svolgono, per il tramite dell’associazione, attività in favore della comunità e del bene comune, mettendo a disposizione il proprio tempo e le proprie capacità.
La loro attività deve essere svolta in modo personale, spontaneo e gratuito, senza fini di lucro, neanche indiretti, ed esclusivamente per fini di solidarietà.
L'attività dei volontari non può essere retribuita in alcun modo, neppure dai beneficiari.
Ai volontari possono essere rimborsate dall'associazione soltanto le spese effettivamente sostenute e documentate per l'attività prestata, entro limiti massimi e alle condizioni preventivamente stabilite dall'Organo di amministrazione: sono in ogni caso vietati rimborsi spese di tipo forfetario.
Le spese sostenute dai volontari possono essere rimborsate nei limiti di quanto previsto dall’art. 17 del Decreto Legislativo 3 luglio 2017 n. 117.
La qualità di volontario è incompatibile con qualsiasi forma di rapporto di lavoro subordinato o autonomo e con ogni altro rapporto di lavoro retribuito con l'associazione.
L’associazione deve assicurare i volontari contro gli infortuni e le malattie connessi allo svolgimento dell’attività di volontariato, nonché per la responsabilità civile verso i terzi.

Art. 17
(Lavoratori)

L’associazione può assumere lavoratori dipendenti o avvalersi di prestazioni di lavoro autonomo o di altra natura, anche dei propri associati, solo quando ciò sia necessario ai fini dello svolgimento delle attività di interesse generale e al perseguimento delle finalità statutarie.
In ogni caso, il numero dei lavoratori impiegati nell’attività non può essere superiore al 50% del numero dei volontari o al 5% del numero degli associati.

Art. 18
(Convenzioni)

Le convenzioni tra l’associazione di promozione sociale e le pubbliche amministrazioni di cui all’art. 56 comma 1 del D.Lgs 117/2017 sono deliberate dall’organo di amministrazione che ne determina anche le modalità di attuazione e sono stipulate dal presidente dell’organizzazione, quale suo legale rappresentante.
Copia di ogni convenzione è custodita, a cura del presidente, presso la sede dell’associazione.

Art. 19
(Scioglimento e devoluzione del patrimonio residuo)

In caso di scioglimento dell’associazione, il patrimonio residuo è devoluto, previo parere positivo dell’Ufficio regionale del Registro unico nazionale del Terzo settore e salva diversa destinazione imposta dalla Legge, al Raggruppamento Regionale o Provinciale di appartenenza del CAI purché costituito in ETS. Ove il Raggruppamento non sia costituito in ETS, il patrimonio sarà̀ devoluto a una o più̀ sezioni, purché́ costituite in ETS, appartenenti allo stesso Raggruppamento Regionale o Provinciale o ad altro Raggruppamento. L’Assemblea provvede alla nomina di uno o più liquidatori preferibilmente scelti tra i propri associati.

Art. 20
(Rinvio)

Per tutto quanto non previsto nel presente statuto si applicano le disposizioni dello Statuto e del Regolamento Generale del Club Alpino Italiano, la normativa vigente di cui al Decreto Legislativo 117/2017 e s.m.i. (Codice del Terzo Settore) e relative disposizioni di attuazione nonché, per quanto non previsto dal Codice del Terzo Settore ed in quanto compatibili, le norme del Codice Civile.


Il Presidente dell’Assemblea: Piergiorgio Tami

Il Segretario dell’Assemblea: Gerometta Luigi

Pontebba, 31 ottobre 2021
  • PDF scaricabile
  • IL C.A.I. a PONTEBBA: note storiche


    Tratto dal libro “ Il Club Alpino Italiano a Pontebba: 75Anni di Storia 1929 - 2004”

    Il Club Alpino Italiano è una libera associazione, fondata nel 1863 a Torino per iniziativa di Quintino Sella, che ha per scopo l‟Alpinismo in ogni sua manifestazione, la conoscenza e lo studio delle montagne e la difesa del loro ambiente naturale. Certamente questa è una definizione statutaria che implica obiettivi impegnativi ed ambiziosi a livello generale ma vediamo cosa significa per il nostro territorio.

    Va messo in evidenza che la nostra storia pubblica ha inizio parecchio prima di quell‟ufficiale. Il fatto che la Società Alpina Friulana (sezione di Udine del CAI fondata nel 1874) per ben tre volte, prima della nostra costituzione, abbia organizzato i convegni annuali nel nostro paese (a Studena il 8/9/1890, a Pontebba il 23-24/9/1906 ed il 4/9/1921) porta di per sé ad ipotizzare che già esistevano in loco delle persone di riferimento, in grado di condividere gli interessi divulgati dal sodalizio della città. E questa logica deduzione è addirittura avvalorata da un‟interessante documentazione epistolare (datata 22, 29 agosto e 1° settembre 1921), firmata da Arturo Ferrucci, segretario della S.A.F. ed indirizzata a Nicolò Brunetti, segretario comunale di Pontebba. Vi si apprende che la guida Scjatulin con Volonteri doveva accompagnare una comitiva di trenta iscritti per la gita al Rosskofel (evidentemente il nome tradotto „Cavallo‟ non era ancora entrato in uso). Vi si legge: “...50 adesioni al pranzo...non so come ci collocheremo nel locale del retro Caffè Vecchio. Ma alla meglio ci adatteremo”. Ed ancora “...ho sentito che a Pontebba non è facile trovare qualche donna per trasporto di bagagli, scrivo oggi a Bastian Vuerich di Frattis che ne provveda lassù tre ... Chiederà al capostazione a prestito due lampade per accompagnare i gitanti, attesi all‟arrivo del treno delle 18 1⁄2, nella passeggiata notturna da Pontebba a Nassfel, dove sarà da preordinare latte, caffè, burro e uova e pane. Di vino sarà certamente provvista. I gitanti ne avranno poco; ma dovranno offrire un bicchiere alle guide, alle portatrici (le quali porteranno con sé il mangiare) ed ai soldati che porteranno le coperte.”

    Ed un‟ulteriore conferma di un interesse, se non diffuso, quantomeno in espansione verso l‟alpinismo, è l‟importante testimonianza rappresentata da “L‟inno per la Società Alpina Friulana”, musicato da Arturo Zardini, il nostro più insigne e famoso concittadino, probabilmente proprio per il convegno della S.A.F. del 1921.


    “Alpinìst su, svelt, là in cime l‟albe „e lus, jè gnot cajù ul bussati in front la prime Alpinìst, va svelt, va sù! Rit il cil color di rose sul blancor de nef plui pur; nancje il ridi de morose nol console tant il cur Dur l‟è il viàz p ai crèz: cjamine fin là in alt, al è il to impen; fra la brume de matine cjale il plan, stant al serèn. Ah chei monz che son sot sere blancs e ros sul vert dal prat, cui colors da la bandiere, il confìn nus àn segnat!”

    foto all'albergo spinaIn realtà la nostra storia ha formalmente inizio nel 1929, quando a Pontebba si è costituita la “sottosezione” della Val Canale e Val Fella della Società Alpina Friulana che, proprio l‟8 settembre di quell‟anno, effettuò il convegno annuale nel nostro paese per la quarta volta. (2) Per la cronaca, in provincia è preceduta solo nel 1922 da Tolmezzo (Carnica) (già del resto sede della SAF dal 1874 fino al suo trasferimento a Udine nel 1878) e nel 1926 da Osoppo ed è la prima assoluta in vallata, giacché Cave e Tarvisio assieme e Moggio sorsero dopo la seconda guerra mondiale.


    Allora era composta da 29 soci. Fra alterne fortune, determinate anche dalle vicende politiche dell‟epoca, si è consolidata nel numero degli iscritti, raggiungendo i 41 nel 1931. E‟ sopravvissuta anche durante il triste periodo della guerra, stabilizzandosi fra gli 11, 12 soci. Il fondo si è toccato nel 1945 solamente con cinque iscritti. È significativo però che, nell‟anno successivo, l‟esplosione della voglia di rivivere e la necessità di accantonare i drammi recenti abbiano determinato una ripresa con ben 228 adesioni. I primi anni del dopoguerra sono stati quelli dell‟entusiasmo ma, con il coinvolgimento della ricostruzione, il numero dei soci gradatamente decresce a 12 nel 1951 ed a 10 dal 1957 al 1959, seppur con picchi di qualche decina, fino ai primi anni 60.


    Proprio dalla metà di quegli anni, con l‟ingresso di nuove leve e di giovani forze, si radica una nuova mentalità, un‟apertura che dal 1977 porta a favorire innesti e ripetute alternanze, tanto da determinare un cambiamento epocale sia con il coalizzare l‟interesse generale nella realizzazione di tante nuove iniziative - fra cui alla fine degli anni 80 anche i corsi giovanili - sia, di conseguenza, incrementando il numero degli iscritti dai 51 del 1964 ai 148 del 1984, anno in cui ci siamo costituiti per scelta come “sezione” autonoma. Dal nuovo vigore che ne è seguito, l‟incremento delle adesioni non ha conosciuto arresti, raggiungendo i 370 soci nel 1995, ma stabilizzandosi poi su livelli un po‟ inferiori. Va precisato che il boom è dovuto in buona percentuale ai provenienti dall‟esterno del paese, agli ex pontebbani, a coloro che, fuori vallata o provincia, ci tenevano e ci tengono a svolgere attività con noi, attratti dalla vitalità della nostra sezione di montagna, dalle relazioni e dalle amicizie venutesi a creare.


    (2) In seguito altri tre “convegni della S.A.F.” furono organizzati nel nostro comune: il 14/10/1962 a Pontebba ed il 6/10/1968 a Studena Alta. Di questo, il testimone Celso Della Schiava - che in quella circostanza ricevette assieme a suo fratello Bepi l‟aquila d‟oro per il 25° d‟iscrizione - riferisce che ebbe luogo nei locali della Colonia Alpina di Frattis e che, al termine, una cinquantina dei partecipanti si fermarono per una gustosa cena all‟albergo “Val Gleriis”. L‟ultimo il 4/10/1981: di quel giorno si ricorda la gita sul “Sentiero Bepi Della Schiava”, la manifestazione corale del gruppo folcloristico Cisilutis, del coro Zardini, del coro sociale della SAF e la conclusiva cena (oltre150 partecipanti) alla caserma Bortolotti, graditi ospiti del comandante Ciccarello.


    Ora, desistendo dalla rassegna dei numeri, quello che traspare con chiarezza è che a Pontebba esisteva un gruppo di persone che manifestava, dichiaratamente dal 1929, un interesse verso l‟Alpe. Certamente il fenomeno va inquadrato in quel contesto storico in cui, come un po‟ in tutte le località alpine, la popolazione era costretta a vivere con le difficoltà tipiche della montagna in mezzo alle montagne, vale a dire grazie all‟alpeggio, allo sfruttamento dei boschi e del loro legname, alla fienagione, alla caccia ed alle attività collaterali di confine. In questa situazione chiunque si fosse fatto vedere “andar girovagando per le montagne” probabilmente appariva come un “perditempo nulla facente”.


    Di quegli anni in realtà non si sa molto e a malapena si sono tramandati i nomi dei reggenti o di altri nomi importanti della sottosezione succeduti nel tempo: G. D‟Angelo, il rag. Luciano Linussio, Carlo Istenich, il cav. Achille Cilloni, il cav. Nicolò Brunetti. Tuttavia grazie ad un‟apprezzata documentazione epistolare del 1932 (indirizzata ad A. Ferrucci della S.A.F.) siamo in grado di aprire delle interessanti e suggestive finestre sull‟attività e sulle relazioni dell‟epoca. In merito alla partecipazione all‟Adunata (ora si direbbe convegno) di Nevea di domenica 8 gennaio si legge di “... un permesso per trasportare con un camion di Chiusaforte i soci di Pontebba fino al limite possibile della nuova strada. Il Podestà di Pontebba verrà personalmente così spero da portare un buon numero di soci ...”. Ed a conferma che la nostra sottosezione conglobava iscritti delle vallate si rileva “...conto anche su una rappresentanza dei soci di Tarvisio con il dr. Plateo”. Vi è riportata una curiosa vicenda che mette in luce il risentimento dell‟allora reggente nei confronti dell‟avv. Rizzi che il 26 giugno a Nevea si era abusivamente spacciato per socio “menando pel naso” e per tacitare l‟incidente gli veniva chiesta la quota d‟iscrizione dell‟anno 1932 (ma non se ne conosce l‟esito!). Dalle tracce documentali dell‟epoca risultano frequenti i solleciti al pagamento delle quote associative annuali; l‟impegno e la difficoltà per l‟incasso pervade trasversalmente tutto il periodo e coinvolge anche (incredibile ma vero) personaggi di rilievo. Una preziosità è il documento che attesta un contatto con un eccellente personaggio dell‟alpinismo, il dott. Giulio Kugy presso Oitzinger a Valbruna; il direttore della Sottosezione CAI Val Canale – Val Fella si complimenta con l‟autore del libro “Le Alpi Giulie” appena pubblicato scrivendo “ ...ha invero apportato una nuova gemma alla letteratura alpina oltre all‟esattissima descrizione delle nostre belle montagne ed in special modo alla simpatica vita alpina della quale ne ritrae quadri perfetti ...”.


    Interessante è la lettera con cui il Brunetti il “17-7-1939-XVII” risponde al solito Ferrucci in merito ad informative di toponomastica, asserendo “... i nomi dati alle diverse punte del Gleriis ho trovati corrispondenti a quelli in uso nella Zona. Il toponimo Russei ed a maggior ragione da diversi pronunciato Russeit dal fatto dell‟esistenza ivi di vaste zone di pino mugo chiamate RUSSIS ...è quanto ho potuto raccogliere da una vecchia guardia forestale comunale, cacciatore impenitente di camosci per giunta che quei picchi ha svariate volte calcati con le sue scarpe ferrate; come pure ho ricavate da diverse persone di Studena Alta ed Aupa non escluso il Toni Vuerich”.

    Allora e, a quanto pare, a lungo anche nel dopoguerra, non esisteva una pratica dell‟alpinismo come noi oggi l‟intendiamo. Ed il CAI rappresentava un sodalizio, che in aggiunta all‟escursionismo, si occupava - per mancanza di società specifiche - degli sport invernali e della relativa formazione giovanile.


    Ciononostante la costituzione a quell‟epoca di un gruppo di appassionati che si riconoscevano negli ideali del CAI, sta a significare che anche qui da noi cominciava a far breccia un nuovo interesse verso l‟ambiente circostante, a far presa il gusto dell‟esplorazione e della scoperta, in altre parole in qualche modo cominciava ad attecchire una nuova coscienza che mirava ad elevare la vita da un piano di mera necessità ad una prospettiva con più ampi orizzonti.

    Bisogna arrivare al dopoguerra per riscontrare un nuovo impulso. E‟ risaputo della vigorosa vivacità che il CAI, pur sempre in un ambiente non facile per la divulgazione della passione alpinistica, ha sviluppato attorno alle figure di Enrico Contin e Gervasio Buzzi reggenti e coordinatori, l‟uno organizzatore e vero elemento trainante nell‟attività alpinistica e sportiva pontebbana, l‟altro quasi leggendario per la sua carica ideale e per le doti alpinistiche. Le poche documentazioni d‟archivio comprovano questo nuovo entusiasmo che socialmente deflagra nelle serate danzanti che annualmente venivano organizzate. Singolare la prima del febbraio 1946, nel cui manifestino è riportato “...data la larga partecipazione del sesso gentile alle recenti iscrizioni...il comitato organizzatore ha deciso di fare omaggio della tessera, distintivo e di un regalo alla mascotte della sotto sezione....” Ma non solo divertimento: gite organizzate a Cortina, al Canin, al Rifugio Marinelli, nonché attività didattica quale il “corso teorico e pratico, gratuito di alpinismo, sci e soccorso in montagna, iniziato il 21 gennaio 1948 alle 20.30 nel buffet del cinema Italia con le lezioni impartite da un maestro specializzato in tale ramo di sport”. Il tutto lascia trasparire un reale impegno che coinvolgeva gli uomini del CAI d‟allora così come noi oggi.


    Va ricordato inoltre, con orgoglio pontebbano, la costituzione o forse la fusione delle forze che genera uno Sci-Cai che dal 1945 dura fino al 1960; sorresse e rappresentò una fiorente attività sportiva. Curando la pratica agonistica del salto e soprattutto dello sci di fondo - attività allora legata alle esigenze di trasferimento invernale fra frazioni e capoluogo - ha portato alcuni atleti alla ribalta nazionale ed alla partecipazione ai Giochi Olimpici.

    In quegli anni l‟evoluzione generale, l‟incremento delle attività e dei contatti, il benessere economico ineluttabilmente portavano a maturare le condizioni per un cambiamento. E proprio il 1964 è annoverato come l‟anno del mutamento radicale. Da un‟attività di complemento ad iniziative più pertinenti alla Società Sportiva (gare di marcia in montagna e di slalom) si passa all‟espressione di un alpinismo più coerente con gli ideali del CAI. E ciò fu possibile grazie all‟inserimento di nuovi e di giovani elementi nel direttivo, che si sono aggregati attorno alla figura del compianto Lorenzo Palla, personaggio semplice e genuino, sempre disponibile, appassionato come pochi, reggente e consigliere per molti anni, poi nominato presidente onorario della sottosezione nel 1981.


    Ma questa svolta non potrebbe definirsi tale se non fosse riscontrabile nei segni che ha lasciato. E fra questi, prima di tutto, quelli spesso meno evidenti che sono legati ai valori, ai comportamenti e all‟animo delle persone che frequentano la montagna, di fronte alla quale non emergono i ceti, le caste, le potestà ma l‟umanità degli individui, la capacità di riconoscere i propri limiti ed i propri mezzi, la determinazione e le qualità morali, l‟altruismo; ciò significa che il raggiungimento dell‟obiettivo “alpe” impone umiltà, spirito di collaborazione e disponibilità dei singoli a favore del gruppo. Poi, sulla scia di questi atteggiamenti, le impronte davvero tangibili di coloro che in numero sempre crescente hanno calpestato le montagne del nostro e di altri continenti, esplorando, conoscendo, certamente faticando alla ricerca dell‟appagamento, pure incappando a volte nelle forzate rinunce ma, in tal caso, senza la delusione che deriva dal rimpianto di non aver provato, tentato. Il riscontro ne è l‟attività individuale dei soci; ancorché non sempre nota, è certamente copiosissima ed in continuo incremento per qualità e numero di praticanti. Quella di rilievo non è certo sintetizzabile in poche righe, in ogni modo vanno ricordate, quali più eclatanti, la partecipazione del nostro socio Paolo Plazzotta alla riuscita spedizione Monzino all‟Everest nel 1973 e le vie estreme realizzate anche nelle nostre montagne, alla fine degli anni 70, dall‟amico Ernesto Lomasti che, pur prematuramente scomparso, ha rappresentato un importante punto di riferimento nella storia dell‟alpinismo friulano. Non meritano l‟oblio neppure le figure di Gian Carlo Buzzi e Claudio Vogric per la loro attività notevole. Entrambi dipartiti, il primo - figlio d‟arte dell‟indimenticato presidente Gervasio – per la sua esperienza anche extraeuropea, l‟altro, valido elemento dell‟allora Squadra di Soccorso Alpino della Guardia di Finanza di Pramollo, molto ben inserito nel nostro ambiente ed apprezzato per i suoi exploit alpinistici di rilievo a cui ci aveva abituato e che un incidente di paracadute ha tragicamente troncato. Ulteriore ed importante testimonianza è la costituzione della locale squadra di Soccorso Alpino (parte della Stazione di Moggio). Nata nel 1974, ha coalizzato dei volontari che mettono a disposizione la passione e l‟esperienza. Può essere considerata un coronamento di quanto un gruppo possa esprimere che non è la conquista di una vetta ma la disponibilità e la consapevolezza a volersi sobbarcare sacrifici e rischi gratuiti a vantaggio di chi è in difficoltà, di chi soffre ferito, dei superstiti, della montagna e del turismo.


    Passando poi a considerare i segni materiali e quindi quelli apparentemente più evidenti, compaiono le realizzazioni di tutta una serie d‟infrastrutture fisse che hanno lo scopo di facilitare le percorrenze, di ridurre i disagi degli avvicinamenti e di concentrare le risorse fisiche ed intellettive su quello che è l‟ambiente alpino direttamente in quota. Merita un‟elencazione, necessariamente non esaustiva. I sentieri in loco sono per lo più ciò che rimane della Grande Guerra dei due fronti e quindi sono un patrimonio da conservare e da valorizzare. Hanno comportato un impegno, immane e costante negli anni, per i lavori spesso di ripristino ma normalmente di manutenzione con adeguata decespugliazione, segnaletica, tabellazione.

    Le vie ferrate o attrezzate che hanno ridimensionato problemi d‟approccio e di tempo quali la “Enrico Contin” al Cavallo, la “Crete Rosse” alla Creta d‟Aip.

    Gli Itinerari alpinistici quali la “Alta Via CAI Pontebba”, il sentiero “Bepi Della Schiava”, il “Rio degli Uccelli” (allora ripristinato ed ora nuovamente dismesso) che da valle a valle, per creste e cime anche prestigiose, portano a percorrere i più begli angoli di casa nostra.

    Il bivacco “Ernesto Lomasti” messo in posa nel 1979 in Sella d‟Aip, caparbiamente voluto ed inserito nelle iniziative di celebrazione dei nostri primi 50 anni.


    La ristrutturazione del ricovero “Armando Bernardinis” nei pressi dei Due Pizzi, che, iniziata in maniera più decisa nel 1987, si è forse conclusa nel 2001 con gli ultimi recenti interventi a risanamento della copertura e della protezione a monte. La baita Winkel che, ottenuta nel 1987 in concessione dalla Regione, ha implicato notevole impegno di uomini e di risorse (in aggiunta a quelle della Regione quale proprietaria) per adeguare la struttura alle necessità didattiche a cui è stata destinata.

    Ben riflettendo però, tutto ciò che è materiale è destinato all‟usura, al nichilimento, spesso per noncuranza e per mano dell‟intolleranza e del vandalismo degli ignobili. Al contrario l‟unica cosa che fa sperare in una maggiore longevità attraverso il tempo è la capacità di tramandare, di trasmettere agli altri ed in particolare ai giovani i valori universali dell‟Alpe.

    E‟ in quest‟ottica che il nostro CAI, impegnandosi in un‟attività sociale di primordine, ha intrapreso iniziative tutte volte a facilitare la conoscenza, la divulgazione della pratica dell‟Alpinismo, acquisendo ormai in certi settori un‟esperienza che può vantare una tradizione pluridecennale.


    Ha realizzato attività culturali come i quasi scordati concorsi fotografici di diapositive che si sono susseguiti con successo per ben tre edizioni attorno alla metà degli anni 70, nonché le conferenze e le proiezioni di diapositive o di filmati da parte sia d‟alpinisti regionali quali - per citare alcuni - Marcello Bulfoni, Toni Rainis, Paolo Bizzarro, Mario Di Gallo, Renato Candolini con le suggestive immagini e parole su Kugy, che di personaggi di grosso calibro come Cesare Maestri, Gino Soldà, Rheinold Messner, i F.lli Rusconi, Sereno Barbacetto, Gino Buscaini e Silvia Metzeltin, Laritti, Ignazio Piussi, Toni Valeruz, Cirillo Floreanini, Luciano De Crignis, Renato Casarotto, Riccardo Cassin, Spiro Dalla Porta Xidias, Walter Bonati, Kurt Diemberger, Alessandro Gogna, Romano Benet e Nives Meroi. Memorabili alcune serate per l‟affluenza e l‟interesse destato. I meno giovani forse ricordano le varie mostre con esposizione di materiale, diapositive e fotografie in occasione di alcuni “settembre pontebbano” ormai datati. Sempre attiva è stata la collaborazione con la stampa specialistica sia da parte della sezione sia dei singoli soci per la pubblicazione di scritti a fini divulgativi o per l‟aggiornamento d‟itinerari nelle carte topografiche. La realizzazione nel 1984 del libretto “Montagne del Pontebbano” è risultato un apprezzato ed utile riferimento per tutti i frequentatori. L‟attività più appariscente, sicuramente dal bell‟inizio, è l‟organizzazione delle gite - dapprima chiamate “sociali” poi ”accompagnate” - con l‟intento dichiarato di offrire momenti piacevoli in gruppo ed in armonia, di far conoscere il nuovo e di ampliare la visione degli spazi. La partecipazione alle attività di Tutela dell‟Ambiente Montano che - incrementata dal 1989 - è culminata nel 1993 con una grossa manifestazione interregionale sul Pramollo per le problematiche del Monte Cavallo, organizzata assieme agli amici del Oe.A.V. di Hermagor. La nostra posizione è sempre stata favorevole allo sviluppo intelligente di Pramollo e all‟impianto d‟arroccamento dal fondo valle, per salvaguardare la quota da un eccessivo inquinamento da macchine e parcheggi ma ha sempre risposto con un energico “no” allo scempio paventato con la costruzione di piste e strutture per la risalita sul Cavallo, perché ritenuto non necessario allo sviluppo della stazione invernale e prospettato unicamente per esigenze di pubblicità turistica, vale a dire per vantare impianti al di sopra dei 2000 metri.
    Nel settore didattico il Club ha offerto qualificanti interventi di proiezioni, lezioni, con escursioni e concorsi sia nelle scuole elementari (anche della vallata) che nelle medie. Nel tempo furono realizzati vari corsi di alpinismo, di sci alpinismo e di tecniche su ghiaccio. Fra questi vanno sicuramente ricordati, per il clima di collaborazione e di coinvolgimento, quelli realizzati nel 1978 per il CAI con tre uscite (Illegio, Cacciatori e Gleriis) dal Soccorso Alpino locale, vale a dire dalla squadra del Corpo Nazionale di Pontebba e da quella della Guardia di Finanza di Pramollo, dotata appunto di un attivo e valente gruppo, a servizio dell‟intera zona. Ma quello che è il fiore all‟occhiello sono i corsi per ragazzi in baita Winkel. Ogni anno, dal 1987, l‟organizzazione coinvolge un numero incredibile di generosi volontari. Le ambiziose finalità che contraddistinguono questi corsi sono: sensibilizzare al rispetto dell‟ambiente, migliorare la qualità nella frequentazione della montagna attraverso una più attenta osservazione della natura, creare una consapevolezza dei più evidenti pericoli dell‟escursionismo, mettere i partecipanti (i più grandicelli) nelle condizioni di sapere progettare in proprio un‟escursione, utilizzando, cartine, bussola e relazioni.


    Nel campo delle relazioni e scambi la nostra apertura e disponibilità verso altre realtà ed esperienze pertinenti la montagna ha radici nel tempo. Abbiamo consolidato rapporti e programmi con le sezioni limitrofe di Moggio e di Tarvisio e sicuramente molto di più potremo realizzare in seguito. Dal 1988 condividiamo esperienze ed attività di rilievo con Portogruaro che é un importante sezione della pianura e pertanto complementare alla nostra di montagna. E‟ dal 1948 inoltre che, in virtù della nostra posizione di confine, coltiviamo rapporti con la sezione di Hermagor del Oe.A.V.. Proprio in quell‟anno è nata la “Festa dell‟Amicizia” a Pramollo. Sorta con lo scopo di superare gli odi e le incomprensioni che durante gli anni del conflitto avevano separato le popolazioni, è stato il primo esempio di “Europa senza frontiere” anche se per una sola giornata, proprio per la possibilità - in quel giorno - di varcare il confine senza il controllo dei documenti. Nel 1988, in occasione del quarantesimo anniversario, noi e la sezione di Hermagor abbiamo passato la mano, rinunciando al patrocinio di questa festa che ormai aveva assunto una valenza politica e commerciale al di fuori delle nostre competenze. Di fatto già dal 1981 - fra le nostre due sezioni - era subentrato un incontro alternativo ma “in montagna”, con salita su una cima e concluso con una festa conviviale più a valle.


    In questi ultimi anni, dopo un‟attività precedente così rilevante e laboriosa, l‟impegno della sezione non è regredito. E quest‟impegno dinamico in atto va annotato, perché in controtendenza rispetto al decremento degli iscritti, fra le cui cause quella forse più significativa è legata all‟emorragia demografica della nostra montagna. In aggiunta ai molteplici interventi di routine - quali le manutenzioni alle nostre opere in carico (con lavori d‟edilizia, di carpenteria, di pulitura e verniciatura) che hanno beneficiato dei contributi della Delegazione Regionale, del concorso d‟elicotteri, del coinvolgimento del Consorzio degli albergatori di Pramollo e Nassfeld, nonché della qualificata partecipazione di soci e volontari - di notevole peso e beneficio per la Sezione appaiono tutta una serie d‟atti, valsi da un lato a migliorare la funzione amministrativa sia nei rapporti con gli Enti Locali istituzionali e con la Sede Centrale che con i soci stessi, dall‟altro a rinsaldare i rapporti, a rafforzare i contatti e la rappresentatività con gli organismi del CAI e con le altre Sezioni. A tal riguardo merita ricordare il “Nuovo Statuto” della Sezione, approvato il 14 maggio 1999 dall‟assemblea straordinaria dei soci. Completando il documento societario con alcune aggiunte tecniche, la nostra Sezione si è adeguata, con tempismo da primato, alle nuove norme e leggi sul volontariato, consentendo il perseguimento di due importanti obiettivi che sono i benefici di carattere fiscale e l‟iscrizione nel Registro Regionale delle organizzazioni di volontariato, con conseguente accesso ai contributi regionali. Iniziativa di rilievo amministrativo per l‟utilità che ne deriva ai soci non residenti in loco, in occasione del tesseramento annuale, è l‟apertura di un conto corrente presso le Poste Italiane ad integrazione di quello bancario. In merito alla rappresentatività registriamo con piacere l‟inserimento dei nostri vertici della Sezione (attuali presidente e vice) in organismi rappresentativi intersezionali: Armando Cojaniz è membro della Delegazione Regionale del CAI, Mario Casagrande è nel direttivo, quale revisore dei conti, della Commissione Giulio Carnica Sentieri. Inoltre quest‟ultimo, grazie alla meritata qualifica d‟Accompagnatore d‟Alpinismo Giovanile acquisita nel 2002, garantisce ai gratificanti corsi del Winkel una conduzione tecnica e programmatica, coinvolgendo qualificati accompagnatori d‟altre Sezioni ed in armonia con i dettati nazionali del settore.

    dove siamo

    Ernesto Lomasti

    lomastiun pontebbano eccellente alpinista, prematuramente scomparso all'età di 20 anni, (12/6/1979). La sua passione per la montagna, sorretta da una marcata determinazione caratteriale, è stata vissuta, oltre che con il necessario impegno nella preparazione psicofisica, con la serietà che ha contraddistinto un comportamento coerente e pulito.lomasti Da ragazzino sembrava negato per la montagna e, scrutate le scarse prestazioni e gli orientamenti attitudinali, era arduo immaginarlo da grande come un normale escursionista: le limitate prospettive di miglioramento portavano a ritenere che la montagna non fosse assolutamente affare suo. Di temperamento era timido e riservato, rispettoso e tranquillo, mai agitato o nervoso; beneficiava di una serenità che lasciava trasparire dai suoi occhi. Possedeva la forza per non desistere, per non abbattersi nelle situazioni difficili, come scherni e derisioni varie dei suoi coetanei per prestazioni e corporatura. E queste prerogative, unitamente alla risolutezza e alla probabile sfida con sé stesso, hanno trasformato il ragazzino in un uomo per tempra e carattere. Ma contestualmente anche il suo fisico aveva assunto tratti più maturi: le spalle ben larghe, le mani e le braccia, sviluppate in lunghezza un po’ più del normale; immutabili sembravano i lineamenti facciali, gli occhioni in un bel viso sempre da bambino.

    lomasti e Piussi
    Ernesto Lomasti e Sandro Piussi

    Nel contesto sociale, tramite l’allora sottosezione di Pontebba del CAI, del cui direttivo fece parte dal 1977, indirizzò energie ed entusiasmo giovanile: genuino, modesto e riservato, nel contempo attivo e schietto.lomasti lomastiIn montagna, in aggiunta alle innumerevoli ripetizioni prestigiose, traccia mano a mano itinerari nuovi con difficoltà sempre crescenti fino a raggiungere, senza saperlo, il settimo grado in solitaria, in anni in cui pochi, tra i migliori, lo azzardano in cordata. Quando, durante un banale allenamento, cade in una palestra di roccia valdostana, è ai vertici dell’alpinismo non solo locale, rimanendone un riferimento significativo. Il compianto Luca Beltrame in “Non si torna indietro” (2008) scrisse di lui “La naturale modestia e le sue vie sulle scomode pareti delle Giulie e delle Carniche non gli portano quella fama che peraltro nemmeno cerca”. Più delle doti alpinistiche, ancorché notevoli, erano le sue qualità umane ad emergere: la sua allegra apertura verso tutti, il comportarsi, dopo salite eccezionali, come se nulla fosse successo. L’autore de “75 anni di storia del Cai di Pontebba” (2004) conclude “…rimane fissa l’immagine del suo sorriso aperto e scherzoso, della sua naturalezza e semplicità anche dopo una impresa, l’onore delle cronache e la notorietà crescente. Resta il senso della sua breve vita che, con la coerenza, con la tranquillità dei comportamenti e con la volontà ferrea, è stata in grado di rovesciare i pronostici avversi”.


    Club Alpino Italiano
    Sezione di Pontebba
    Piazza del Popolo 13
    33016 PONTEBBA (UD)
    tel/fax: 0428 90350
    info@caipontebba.it